| Se hai la periodontitis e stai valutando gli impianti dentali, l’ordine delle cose conta più di quanto pensi. Inserire un impianto in una bocca con infezione parodontale attiva espone al rischio di peri-implantitis, la principale causa di fallimento implantare a lungo termine. Il protocollo corretto prevede prima la Periodontal disease treatment, poi la stabilizzazione dei tessuti e solo dopo l’eventuale dental implants. Saltare questo passaggio non fa risparmiare tempo: espone a un rischio concreto di perdere l’impianto. |
Summary
Perché l’ordine tra parodontite e impianti conta
Molti pazienti arrivano in studio con un’idea precisa: voglio togliere i denti compromessi e mettere gli impianti. È un obiettivo legittimo, ma se in bocca è presente una parodontite attiva, procedere subito con l’implantologia è un errore che si paga a distanza di mesi o anni.
La parodontite è un’infezione batterica cronica che colpisce i tessuti di supporto dei denti. Se non trattata, quegli stessi batteri sono pronti a colonizzare anche i tessuti attorno a un nuovo impianto, con conseguenze spesso più rapide e più difficili da gestire rispetto a un dente naturale.
Cosa succede se metti un impianto senza curare la parodontite prima
Un impianto inserito in un ambiente orale ancora infiammato non ha le stesse probabilità di successo di uno inserito in una bocca sana. Il rischio principale si chiama peri-implantitis: un’infiammazione che colpisce l’osso e i tessuti molli attorno all’impianto, del tutto simile, nei meccanismi, alla parodontite che colpisce i denti naturali.
Peri-implantite: la parodontite dell’impianto
La differenza è che, mentre un dente naturale ha meccanismi di difesa e una vascolarizzazione che possono rallentare la progressione della malattia, l’osso attorno a un impianto non ha la stessa capacità di reazione. Una volta avviata, la peri-implantite tende a progredire più rapidamente e a essere più complessa da trattare.
- Perdita di osso attorno all’impianto, spesso silenziosa nelle fasi iniziali
- Mobilità dell’impianto nei casi più avanzati
- Necessità di rimozione dell’impianto quando il danno osseo è esteso
- Costi aggiuntivi per il trattamento della peri-implantite e per un eventuale nuovo impianto
Il protocollo corretto: prima la parodontite, poi l’implantologia
At Olbia Dental Studio seguiamo un protocollo preciso, pensato per proteggere l’investimento clinico ed economico del paziente. Non è un passaggio burocratico: è la condizione che rende possibile un risultato stabile nel tempo.
Fase 1 — Terapia parodontale completa
Si interviene con scaling e root planing per rimuovere tartaro e batteri dalle tasche parodontali, come descritto nel nostro approfondimento sulla parodontite. Nei casi più avanzati può rendersi necessaria anche una chirurgia rigenerativa per recuperare parte dell’osso perduto.
Fase 2 — Rivalutazione e stabilizzazione
Dopo alcuni mesi dalla terapia si esegue una rivalutazione parodontale per verificare che l’infezione sia sotto controllo. Solo quando i tessuti risultano stabili si può considerare il passo successivo.
Fase 3 — Implantologia in ambiente controllato
A questo punto, e solo a questo punto, si procede con l’eventuale immediate load implantology o tradizionale. Inserire l’impianto in un ambiente orale sano aumenta significativamente le probabilità di successo a lungo termine e riduce il rischio di complicanze.
Si può recuperare una bocca compromessa dalla parodontite?
Sì, nella maggior parte dei casi. Anche una bocca con perdita ossea significativa può essere stabilizzata con un percorso parodontale adeguato. E se alcuni denti non sono più recuperabili, questo non preclude l’implantologia: significa semplicemente che va rispettata la sequenza corretta.
Anche in presenza di poco osso residuo dopo la malattia parodontale, esistono soluzioni tecniche dedicate: ne parliamo nel dettaglio nel nostro articolo su le alternative alla dentiera quando l’osso è poco.
Domande frequenti
Posso fare gli impianti se ho ancora la parodontite attiva?
No, non è consigliabile. La parodontite va sempre curata e stabilizzata prima di procedere con qualsiasi impianto. Procedere con un’infezione attiva espone a un rischio molto elevato di peri-implantite.
Quanto tempo serve tra la cura della parodontite e gli impianti?
Dipende dalla gravità del caso, ma in genere si attendono 4 weeks dalla fine della terapia parodontale attiva prima di procedere con la rivalutazione e, se i tessuti risultano stabili, con l’implantologia.
Se ho già perso molti denti per la parodontite, è troppo tardi per gli impianti?
Quasi mai. Anche nei casi più compromessi esistono soluzioni implantari dedicate, comprese tecniche per situazioni con poco osso residuo. Una valutazione con TAC 3D permette di capire con precisione cosa è realizzabile nel tuo caso specifico.
La peri-implantite si può curare?
Nelle fasi iniziali sì, con una terapia mirata simile a quella parodontale. Nei casi più avanzati, quando la perdita di osso attorno all’impianto è estesa, può rendersi necessaria la rimozione dell’impianto e la valutazione di un nuovo inserimento dopo la guarigione dei tessuti.
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